Qui sotto parliamo della consumabilità del software in ambito web, del perché la sua esistenza non dovrebbe sorprenderti e di come fare affinchè non diventi un’irrimediabile catastrofe.


Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma…o forse no

Questa mattina, scorrendo il nostro Facebook wall, tra le tante citazioni decontestualizzate ci è apparsa anche quella relativa al famoso postulato di Lavoisier e, da bravi social addicted, ci è sorta una domanda. Ma la legge di conservazione di massa si applica anche ai siti web? Questi prodotti, apparentemente tanto intangibili e immateriali, cosa sono realmente e perché sembrano rompersi, perdere colpi e lentamente morire sotto l’inesorabile martello del tempo?

Nelle righe che seguono si parlerà del ciclo di vita del tuo sito web: dal concepimento alla genesi fino alla morte. Capirai che, probabilmente, esistono delle medicine per curarlo in caso di influenza e dei vaccini per prevenire acciacchi. Conoscerai la fine che farà quando andrà al creatore e perché in alcuni casi l’eutanasia sarà la scelta più etica e sensata.

Mamma, come nasce un sito web?

Nel fantastico, divertente e affollatissimo ufficio di collocamento che è oggi il mercato dei professionisti digitali esistono due zone, cromaticamente e cognitivamente distinte: la nera e la bianca. Dal nome è lapalissiano comprendere dove si trovino i buoni e dove i cattivi ma, per comprendere a fondo il tutto, è necessario conoscere per ciascuno di essi formazione, consapevolezza, etica e forma giuridica dei propri componenti.

La schiera nera: parcheggiati e parcheggiatori abusivi del foro digitale

Un sito web è un software. Da questo lato del muro, abitato da ignari clienti e inconsapevoli fornitori, però, nessuno sembra saperlo.

Eppure, nel buio delle tenebre, esiste un solo modo per realizzare un sito: scaricare un CMS (come, ad esempio, WordPress, Prestashop, ecc.), installarlo, configurarlo male e…che Dio ce la mandi buona. Tornando al contesto fisico e antropomorfo è come volere un compagno e accontentarsi di una bambola gonfiabile: all’inizio può andar bene perché costa poco, ti diverti, non parla e non sporca, ma poi?

Poi nessuno lo può dire perché chi ti vende un software senza conoscerne la “chimica” non ha la minima idea di come sia stato concepito, di cosa sia composto, di che malattie possa ammalarsi e come possa morire. E quindi puff! Fium! Scratch! Addio sito gonfiabile!

Ma come riconosco un mostro della zona nera?
Tipicamente è sconosciuto al fisco e all’INPS, è difficile che ti dica di no e si occupa, da solo, di task per i quali non basterebbero un team formato da un grafico, un web designer, uno sviluppatore, un digital strategist e un SEO. E occhio, perché tutto questo non ti basta: in questo ambito non esistono vie di mezzo e, chiunque le rappresenti, prima o poi si rivelerà un problema.

Il muro bianco: pane e progettazione

Da quanto detto fino ad ora potrebbe sembrare che realizzare un sito con un CMS rappresenti il male assoluto ma, per fortuna, Dio esiste e ha inventato i supereroi.

Nel candido mondo del web consapevole un prodotto viene proposto, pensato e concepito per scelta e non per caso. L’anatomia del progetto, la sua forma e la sua sostanza nascono miscelando diverse variabili che, combinate con il budget in gioco, dovranno rispettare i requisiti richiesti. È per questo che, fin dall’inizio, ascoltando il tuo immacolato consulente saprai:

  • Se il capitale che avevi deciso di investire può essere un limite per ottenere ciò che vuoi
  • In quanti modi si può fare ciò che vuoi e quali saranno i pro e i contro di ogni scelta
  • Cosa implica in termini di tempo, limiti e scalabilità ciò che deciderai
  • Che il sito web, essendo un software, sarà soggetto a un ciclo di vita più o meno breve

A questo punto, da bravo artigiano, il tuo referente, mai solo, e sempre accompagnato dei laboriosi umpa lumpa, entrerà nel favoloso mondo della progettazione. In questa fase verrai tempestato di domande e richieste tanto da odiarli…ma non preoccuparti, anzi, esulta. Qualcuno sta pensando e raccogliendo dati  prima di arrivare, precipitosamente, a mettere mano al codice, alle classi e alle istruzioni che saranno lo scheletro della tua creatura.

Come premesso, un sito web è un software e, come tale, va realizzato fornendo una vera e propria opera di ingegnerizzazione che, partendo da una specifica dei requisiti, attraversa quelle di progettazione, design, sviluppo, testing e produzione.

Alla fine di tutte queste fasi ciò che avrai tra le mani sarà un programma fatto da righe di codice, stili, plugin, API che, per un motivo o per un altro potrebbero smettere di funzionare o funzionare male dopo un determinato (o meno) periodo.

I siti web si ammalano?

Non esattamente ma possono mostrare i segni del tempo. Nello specifico, se ne hai già avuto uno, hai potuto notare come l’intero software o parte di esso abbiano smesso di funzionare o abbiano iniziato a funzionare male. Per colpa di chi? In questi casi sarebbe più lecito chiedersi il perché.

Per farla semplice, un software è composto da una serie di “variabili” differenti, di disparata natura e soggetti a regole differenti. Per questioni dovute a tempo, sicurezza, terze parti, progresso tecnologico e altro ancora alcune di queste parti potrebbero smettere di funzionare compromettendo gran parte del lavoro fatto e, come non accade neanche nei romanzi di Jeffery Deaver, non c’è un colpevole.

  • Se il tuo sito è stato sviluppato, dieci anni fa, con un linguaggio di programmazione e, per ragioni di sicurezza, il tuo server non supporta più quel linguaggio rallegrati e non turbarti.
  • Se le API di Facebook, versione 1.0, attraverso le quali facevi loggare i tuoi utenti sono obsolete perché nel frattempo il team di buon Mark ha rilasciato la N.0 non farne un dramma.
  • Se “la Google Map non si vede più” non farne un dramma.
  • Se sei su un hosting condiviso e il form Mailchimp per le iscrizioni alla newsletter non va perché il tuo IP è in black list organizza un party perché per te è un nuovo giorno.

Spesso una malattia è un pretesto per analizzare lo stato di salute di un individuo, mettere a posto ciò che non va e condurre uno stile di vita più salutare. È lo stesso per il tuo sito web: un incidente di percorso deve indurti a rivolgerti al tuo consulente di fiducia per valutare insieme se ci sono rimedi, se conviene ri-pensare una feature o se, ahimè, è il caso di staccare la spina per rinascere più forti di prima.

Se un sito muore non tutto è perduto

Per svariate ragioni può accadere che un sito vada completamente riconcepito e che, a dispetto delle impressioni, questa possa essere la scelta più etica ed economica. Dopo uno stato di abbandono il progresso e il tempo prendono il sopravvento su tutto e interventi spot avranno come unico risultato quello di un dispendio economico e un funzionamento intermittente del tuo sito web. In questi casi fai vincere il cinismo sui sentimenti e preparati a ritrovarti subito innamorato perché, finendo nelle mani di un buon consulente, non ti guarderai mai indietro con malinconia.