Tifiamo Napoli (tiè) e abbiamo fatto un sogno: la Società Sportiva Calcio Napoli si rivolgeva a noi per rifarsi il look. Ad occhi chiusi abbiamo letto la storia, ci è entrata dentro e non volevamo più svegliarci. Così ci siamo messi al PC e, memori e innamorati, abbiamo disegnato la nostra versione del marchio della società. Ecco cosa n’è venuto fuori.


Il ciuccio vola? No, ma il cavallo potrebbe. Il “Ciucciariello” e la N Napoleonica associate al Calcio Napoli sono, rispettivamente, come la pancetta nell’amatriciana e l’ananas sulla pizza. Il mitico ragioniere nazionale le avrebbe definite una ca**ta pazzesca e noi non ci sentiamo di dargli torto. La storia di Napoli e le sue profonde radici permetterebbero di fare molto di più a chi si appresta a creare un marchio che, prima di un team, rappresenta una religione, una poesia e l’orgoglio di un regno che fu.

E allora, da bravi visionari, abbiamo sognato che il Napoli veniva a bussare alla nostra porta per chiederci di riconcepire il suo marchio e, per farlo, come sempre siamo partiti dalla storia. Quella vera.

Le diverse versione del logo del SSC Napoli

Del Corsiero del Sole, di Virgilio e di rimpianti Rampanti

In via Duomo, anticamente via del Sole in quel di Napoli, al posto della Basilica di Santa Restituta (oggi inglobata nel Duomo) sorgeva il Tempio di Apollo, dio di Neapolis.

Secondo la leggenda, davanti al Templio, si ergeva la statua di un cavallo in bronzo che non tardò a diventare l’emblema dell’indomabilità del popolo partenopeo. Matilde Serao lo cita ne’ “Leggende di Napoli” in cui ne attribuisce la paternità addirittura a Virgilio che, con riti magici, avrebbe eseguito l’opera con l’intenzione di guarire le malattie di tutti i cavalli del tempo.

Il cosiddetto “Corsiero del Sole”, durante il glorioso Regno delle Due Sicilie, divenne il simbolo prima della città e poi dell’intero regno fino agli Svevi.

L’adozione dell’epico Corsiero è rimasta viva in città fino al 1926, anno di fondazione dell’Associazione Calcio Napoli che, neonata, decise di adottarlo come proprio simbolo. La scelta, in un’epoca in cui le tracce di storia e identità erano ancora forti e tangibili, avvenne in maniera istintiva e naturale.

I deludenti risultati, però, in una città sanguigna come Napoli, portarono a declassare l’elegante equino in un asino o, napoletanamente parlando, “ciuccio”. Il somaro, rimasto popolare ma mai amato, fu presto soppiantato da una “enne”, riferimento al periodo Napoleonico del capoluogo e apparentemente più adatta a dare una connotazione più europea alla squadra. Il colore della casacca, invece, fu scelto per onorare l’azzurro dell’antica dinastia Borbonica, mai veramente estirpata dal capoluogo partenopeo.

Simboli della città di Napoli

Cosa non va? E perchè non ci piace?

Più che un Meltin’Pot, un’ammiscafrancesca. Se è vero, come è vero, che un logo dovrebbe sintetizzare un’idea, quella N ci appariva un’anonima e sbrigativa opera da dettato. E allora abbiamo provato a fare di più.

Simbologia: Sole sì, pizza e mandolino no

La condanna dell’asinello e della N Napoleonica non sono frutto di un mero capriccio. Due simboli flaccidi per rappresentare una città in cui si urla anche solo per salutarsi, si sorride per poco e ci si tuffa a mare tutto l’anno. Dov’era tutto questo calore? La nostra creatività si è vestita di Masaniello è ha fatt’ ‘a rivoluzion’.
Il cavallo rampante è ri-diventato simbolo di una passione ardente, come la lava mai spenta di quel Vesuvio che abbiamo condensato nella linea superiore dello scudo insieme a un sole nascente. Lo stesso che ogni napoletano spera di vedere in alto ogni giorno per rubare un altro giorno di Paradiso. Quello che vedi sedendoti a Marechiaro e scrutando l’orizzonte per ore incantato dal cielo azzurro. Ah, l’azzurro! Quello non si tocca e stringe il nostro marchio in una morsa affettuosa e potente come l’abbraccio delle nostre mamme.

Obiettivo

Il fine fondamentale della nostra sfida è quello di far vivere l’esperienza della “Napoletanità Partenopea” con uno sguardo. Il tifoso vede, sa e brucia dentro: senza spiegazioni. Qui non siamo a Roma o a Milano: a Napoli c’è una sola squadra e, come ogni cosa, deve rispecchiarsi nella dolce autarchia di un popolo. Questa è la minestra (maritata): o la ami o la odi.

Logo SSC Napoli secondo la visione di Design Bone

Scelta Stilistica

Una scelta che segue la strada che, da sempre, ha imboccato la città: evocativo ma rivoluzionario, forte ma amichevole, bastian contrario ma versatile e riproducibile. Abbiamo tentato di proporre tutto ciò in un marchio moderno che fosse, allo stesso tempo, chiaro nella lettura e orientato digitalmente, proposto in versione piatta e bidimensionale.
Un logo che conferirebbe alla jersey della SSC Napoli un’inquadratura da squadra moderna ed europea ma allo stesso tempo borbonica.
Questo non è un logo ma la sintesi di un’appartenenza

Restyling del logo SSC Napoli secondo Design Bone
Il logo SSC Napoli secondo Design Bone sulla maglia della squadra