Si è spento il sole e chi l’ha spento sei tu. Da digital agency, in dieci anni, ci è capitato spesso di imbatterci in aziende che, parlando di CTR, KPI e conversioni, ci guardavano come Diabolik ed Eva Kent. Noi volevamo soltanto accendere la luce e non sempre ci siamo riusciti. Vi spieghiamo il perchè.


Nella giungla digitale il sogno di diventare Tarzan e spadroneggiare deve fare i conti con budget, contesti e cattive esperienze. E così capita spesso di guardarsi allo specchio, rivedersi in Cheeta e non piacersi, pensando che sia tutto perduto.

È così davvero? C’è una colpa? Se sì di chi è?

Da imprenditori non possiamo che provare empatia verso chi ha investito tempo e denaro in siti web, social media e content ritrovandosi a spendere soldi senza un risultato degno di questo nome. Conosciamo quella sensazione di scoramento e afflizione, così come la voglia di sentenziare. “Tutta merda”, ci ha detto qualcuno ma dietro ogni risultato mancato c’è sempre una ragione e non obbligatoriamente un colpevole.

Quanto ci credevi? Scandagliando i casi che ci vengono sottoposti e il loro bagaglio di delusione, troviamo tipicamente un denominatore comune: non averci creduto fino in fondo. Non si tratta di fede, o almeno non quella da pulpito, quanto di forza, perseveranza e costanza.

Il motore del tuo progetto sei tu

Non appena incontriamo un cliente gli chiediamo tre cose:

  • Che budget ha a disposizione
  • Che obiettivi ha
  • Quanto tempo ha da dedicare al progetto

Se i primi due quesiti spesso non ricevono risposta il terzo, sempre, causa espressione stranite. Il metodo del “Io pago e tu fai” nel digital marketing non funziona. Le ricette  digitali vincenti da sempre richiedono un coinvolgimento collettivo e un cliente protagonista al servizio della causa.

Una volta scelta la strategia e pianificata una frequenza di rilascio dei contenuti c’è bisogno di qualcuno che con competenza sulla materia se ne occupi. Immagina la tua agenzia, a cui è assegnato un budget limitato, senza competenze tecniche, senza il tuo supporto e la tua presenza continua, come potrà mai lavorare. Una schifezza. E fare schifezze in un mercato dall’altissimo livello competitivo come quello digitale porta ad ottenere risultati pari a zero.

Da qui sarebbe saggio e naturale pensare di creare un fil rouge tra la tua azienda e la tua agenzia di fiducia. Come? Formazione, dialogo e collaborazione.

  • L’agenzia analizza il mercato, ti dice cosa sarebbe giusto fare e ti propone delle aspettative a medio lungo-termine
  • Tu metti a disposizione competenze tecniche, tempo, risorse e allochi del budget
  • In base alla quadrupla di informazioni sopra si potranno impiegare un determinato numero di professionisti, per un certo numero di ore e fare il meglio possibile per la tua attività.

La tua digital agency ti può aiutare a formare delle competenze interne per svolgere il lavoro quotidiano. Tu dovrai sbracciarti le maniche, fare da filtro per la comunicazione aziendale, e metterci la faccia. Solo così passerai da brand a friend.

Hai competenze? Reputi che quelle competenze siano superiori ad altre? Ricorda che, finchè non lo comunicherai a qualcuno, avrai in mano solo una buona premessa e null’altro. Inventa invece di imitare, osa invece tergiversare, mostrati e non celare. Solo così potrai intraprendere nuove forme comunicative per stabilire un dialogo col tuo pubblico, intercettandone interessi e stimolando curiosità. Metterci la faccia. Un’espressione trita e ritrita tra guru, addetti ai lavori e professoroni (cit.) del web-marketing. In quanti, però, ne hanno colto l’essenza? Solo coloro che lasciano coinvolgere se stessi nella propria campagna comunicativa partecipando fattivamente a scelte, analisi e correzioni in corsa. Fidatevi della vostra digital agency e siate pronti, fin dalla prima riunione, a tendergli la mano anche quando non ve lo chiede: vivrete la vostra digital journey con più consapevolezza, meno spese inutili e più successo.