“E non c’è bisogno di niente, ahi ahi ahi ahi / Quando hai feisbùk che rende, ahi ahi ahi ahi / Tra un post e una campagna / Qua si Guadagna / Jambo huana / Dicevi tu…guardando me”


Quando un tormentone ti frantuma gli zebedei, tardi o prima, per inerzia finisci a cantarlo sotto la doccia. E non c’è spirito critico che tenga. Quel bastardo è talmente radicato in te e neanche Padre Amorth e Undi insieme possono estirparlo.

È così per Giusy Ferreri, i The Giornalisti che furono e quelli che ti dicono che se hai un’attività locale un sito internet non ti serve a nulla. Ci si ritrova a ripetere la cantilena mutuando convinzioni altrui e correndo il rischio di perdere preziose occasioni per la propria attività.

Sì, perché in ambito digitale gli assiomi sono pochi o nulli. Le cose che contano realmente sono una buona capacità di lettura, voglia di mettersi in gioco ed evitare di dare tutto per scontato. Nelle righe che seguono proviamo a spiegarti perché un sito internet può essere un vantaggio per il tuo local business, raccontandoti la favola di un imprenditore che ce l’ha fatta ed è tornato a fare air guitar, dimenticandosi di Macarena, Tiburon e ormaivasoloinstagram.

La palestra col divieto di smartphone

C’era una volta, nella ridente provincia di Caserta, un centro fitness qualificato e frequentato. Il suo gestore era un gran lavoratore che aveva inasprito il proprio animo a causa di cumuli di scartoffie, clienti furbetti e poche ore per adempiere ai suoi doveri. Era un vero inferno.

Le sue giornate passavano via veloci con la sensazione, a tarda sera, di aver concluso poco o niente affrontando sempre le stesse domande e i medesimi problemi:

  • Ho perso la scheda d’allenamento: me la puoi ristampare?
  • Quando scade il mio abbonamento? Se lo rinnovo mi fai un po’ di sconto?
  • Perché finiscono sempre i posti per la lezione di spinning?
  • Come faccio a prenotarmi per l’allenamento di TRX di domani?
  • Sto facendo progressi?

Una via dolorosa senza scampo in cui c’erano due sole scelte: soccombere o reagire.

Il nostro eroe scelse la seconda, provando a percorrere la strada più intuitiva che gli veniva in mente: le regole. Così iniziò a tappezzare le sue sale di avvisi più o meno minacciosi al fine da indurre i propri clienti a non fare domande stupide, rispettare gli altri e avere sentirsi in una realtà pulita e trasparente. La situazione, però, gli sfuggì di mano. I comunicati erano troppi, ovunque e finivano per non sortire alcun effetto. Tra questi ne capeggiava uno che, tra il grottesco e il fosco, ammoniva: “In Questa Palestra è Vietato l’uso dello Smartphone”.

Al nostro primo incontro non abbiamo chiesto le ragioni di quell’avviso ma eravamo sicuri che, da lì a qualche mese, sarebbe scomparso. E così fu. Fin da subito abbiamo ragionato insieme al cliente su come affrontare i problemi e automatizzare tutte le procedure che in quel momento creavano colli di bottiglia all’attività. Non glielo dicemmo ancora ma, dentro di noi, sapevamo che per lui sarebbe stata anche un’occasione di business.

Oggi quella palestra ha un sito internet, una web app ed è completamente paper free. Tramite degli strumenti digitali ad hoc vengono monitorati soci e scadenze, create schede d’allenamento, inviate automaticamente le assicurazioni dei nuovi iscritti alla federazione, gestito il calendario dei corsi e le prenotazioni, inseriti i piani alimentari.

Nessuno fa più domande. Quegli stessi soci hanno visto passare la palestra da erogatore di servizi ad amica e che ora vengono forniti, al loro ingresso al centro, di una progressive web app e di wifi free. Dal loro smartphone possono consultare i propri allenamenti, seguire i propri progressi con grafici interattivi, prenotare le lezioni online e rinnovare il proprio abbonamento.

E il marketing? Chiedetelo al nostro cliente e vi dirà che i local business non vivono di sole metriche di vanto, new post cubitali e banane di Cattelan. Basta un sito web per monitorare gli abbonamenti in scadenza e filtrare i numeri di telefono dei soci in scadenza e inviare un’offerta scontata via SMS. È sufficiente un’operazione pianificata su quello stesso sito per inviare mail automatiche a determinati profili per fare upselling e cross-selling. Basta un sito web fatto bene per fare attività di retargeting e risparmiare soldi buttati in campagne social cieche e scellerate. Qualcuno lo chiama automation marketing e vi dirà che esistono anche altri strumenti per fare questo: noi vi diciamo che sono tutti a pagamento, che vi servirà sempre qualcuno che vi aiuti a gestirli e che la customizzazione spesso vi bloccherà. Il nostro eroe ora vive felice e contento e attenzione a dirgli che i siti web non servono: è un ex campione di Kick Boxing.

Si, ma io vendo carciofi…

Se lo fai e credi che un sito web sia inutile è perché hai ancora il poster col divieto di smarpthone sulla parete della tua attività ma non riesci a vederlo perché si cela dietro retaggi e convinzioni errate. Se ti stai accostando all’universo digitale tieni sempre a mente che è inutile ciò che viene fatto male. Basta il consulente giusto e pazienza per ascoltare le sue storie per tornare a fare rock.